Abbiamo preferito il bosco

Il sodalizio tra Ernst Jünger e Albert Hofmann

 

di Federico Battistutta

 

 

 

“Eravamo entrambi Waldgänger, sia nel significato letterale che in quello figurato del termine.

Abbiamo preferito il bosco alla città”

Albert Hofmann

 

1.

 

Correva l’anno 1968: fra i tanti accadimenti che a quell’epoca non attirarono particolare attenzione di pubblico vi è uno scritto di Ernst Jünger dedicato a Mircea Eliade, composto in occasione del sessantesimo compleanno dello storico delle religioni (fra i due intercorreva reciproca stima)[1]. Lo scritto passò appunto sottotono. L’anno successivo lo scrittore tedesco rimise mano a quel testo con l’intenzione di ampliare a approfondire i temi trattati. Prende corpo così uno fra i più insoliti libri nella vasta produzione jüngeriana, che verrà dato alle stampe l’anno successivo. Si tratta di Avvicinamenti[2]. L’interesse di questo libro non è dettato tanto dall’argomento (i vari stati di alterazione prodotti dalle droghe), in quanto sono da tempo consultabili numerose pubblicazioni in materia, sia specialistiche che divulgative, in grado di soddisfare la curiosità teorica o pratica del lettore. Non si intende neppure insistere sulla perizia descrittiva dell’autore (ampiamente rinvenibile anche in altre opere). E’ il come ad interessare. Le droghe sono qui lo sfondo - ampio e variegato quanto si desidera - su cui campeggia in primo piano altra figura. Detto altrimenti: le droghe costituiscono per Jünger un ingrediente – determinante fin che si vuole – all’interno di un itinerario più ampio e quanto mai complesso, riguardante un continuo e ripetuto lavoro di avvicinamento. Non pasticciamo, anche qui, sovrapponendo mezzi e fini: quello che è in gioco e conta è il processo di avvicinamento. Ma: avvicinamento a che?

“Quando il cordone ombelicale viene tagliato, con una lama o con i denti, e il neonato respira per la prima volta, avviene un Grande Passaggio, connesso all’apertura di piste di esplorazione. Quando il moribondo smette di respirare, deve anch’egli, con una preparazione più o meno importante, affrontare un Grande Passaggio” (p. 46).

Il cammino di avvicinamento è il cammino della e nella vita compreso tra il primo e l’ultimo respiro. Ma affinché si dia progressivo avvicinamento è necessario oltrepassare ciò che costituisce ostacolo e impedimento, occorre compiere con coerenza “la lacerazione del velo intessuto dai sensi” (p. 48), smontando così il sistema di rappresentazioni ad esso collegato. E’ a questo punto che interviene la ricerca di quelle sostanze che possono facilitare, lungo il cammino, l’opera di svelamento, mostrando al cercatore solitario la natura inconsistente del velo.

E’ il campo dell’esperienza eccessiva come esperienza del limite estremo, personale e sociale: si tratta di excedere, di ‘andare fuori’: “Excedo, vado fuori, mi allontano, tanto dai miei propri confini quanto dal recinto sociale. Excessus è lo sconfinamento. A questo si lega la minaccia, prima o poi, dell’exclusio, dell’esclusione” (p. 188).

A ben vedere è questo un tema che ricorre nella produzione di Jünger. Da questa prospettiva, Avvicinamenti costituisce una declinazione, tutta particolare, intorno al tema del Ribelle, di colui che, varcando con le proprie forze il ‘meridiano zero’, compie il ‘passaggio al bosco’, sottraendosi agli imperativi dell’ordine costituito. (Il termine tedesco adoperato per ‘ribelle’ indica propriamente colui che si ritrae nella foresta per darsi alla macchia; si tratta di un’espressione risalente a un’usanza praticata in Islanda, dove i proscritti si ritiravano in luoghi selvaggi, dove conducevano un’esistenza libera ma al tempo stesso pericolosa).

“L’uomo tende a rimettersi agli apparati e a far loro posto anche quando dovrebbe attingere alle proprie intime risorse”: così si legge nel Trattato del Ribelle[3]. L’avventura jüngeriana nel mondo delle sostanze stupefacenti altro non è che un affidare alla ricerca e alla decisione personale anche la determinazione di ciò che convenzionalmente viene considerato, più di ogni altra cosa, mero dato da fatto: la realtà, la res, la cosa, appunto. Il medesimo vaglio critico con cui Jünger ha già sottoposto nel Trattato il sapere medico, quello giuridico, politico e morale, viene ora ripreso e, se possibile, reso più acuto, investendo un’infinita serie di posizioni e presupposizioni appartenenti al common sense, a cominciare dalla valutazione se l’autorizzazione ad accedere ai dispositivi chimici della coscienza sia prerogativa esclusiva degli organi di governo o non appartenga invece alla sfera più profonda della persona, a quella decisione radicale che restituisce senso al proprio essere al mondo.

L’avvicinamento è opera complessa (anche pericolosa – avverte Jünger), è un’apertura a un senso più ampio, radicato nelle viscere stesse della realtà, un senso capace di gettare sprazzi di luce sui tanti significati contingenti che attribuiamo alle cose e alla loro multiforme consistenza. Per quanto si abbia la percezione tangibile di progredire, questo avvicinamento non ha termine, come non vi è neppure primogenitura, il primo passo vale l’ultimo: “La caratteristica dei grandi problemi è di essere insolubili. Il loro valore sta nell’incessante interrogazione che invano chiede una risposta, e nell’incolmabile irrequietezza” (p. 244). Fino a quando?, si domanda il viandante nei momenti di stanchezza, guardando il cammino percorso. “Fintanto che non riusciremo ad aprire l’ultima camera, non saremo padroni di casa” (p. 347).

L’addentrarsi e gli avvicinamenti da parte di Jünger nel mondo della droga e dell’ebbrezza vanno allora annoverati in quell’insieme di esperienze che dimorano per forza di cose nei territori poco battuti del disordinato e dell’indifferenziato, definiti dallo stesso Jünger ‘la terra selvaggia’ (die Wildnis), il luogo primordiale contrapposto all’ordine come unica regola, tratto ambiguo e distintivo del nichilismo dominante nella società contemporanea.[4]

 

 

2.

 

Sarebbe oltremodo limitativo leggere queste riflessioni di Jünger come il prodotto di uno studio distaccato e oggettivo. Ne andrebbe persa una parte consistente, la più luminosa. Ben più proficuo è provare a comprenderle coniugandole strettamente all’esperienza dello stesso autore. Prendiamo a mo’ d’esempio le pagine d’esordio. Ecco di seguito una lunga citazione: “a partire da una certa età, all’incirca dall’età della pensione, non dovrebbero più esserci limitazioni – giacchè, per colui che si avvicina all’illimitato, dovrebbero esserci confini vasti. (…) E’ naturale che al sofferente, il cui orologio sta rapidamente esaurendo la carica, sia attenuato il dolore; ma non è sufficiente. Dovremmo portare ancora una volta presso il suo letto solitario la pienezza del mondo. L’ora della morte richiede, più che narcotici, doni che estendano e affinino la coscienza” (p. 8).

Quando scriveva quelle righe Jünger aveva passato da un po’ i settant’anni, pertanto non ci pare un’associazione impropria riferire direttamente le frasi, poste proprio all’inizio di questo denso volume, alla vita e all’esperienza dell’autore. E’ Jünger, in primis, a compiere progetti d’infinito, a ricercare doni in grado di estendere e affinare la coscienza. E’ a partire dall’approssimarsi ormai a un’età patriarcale, è da una considerazione dunque vissuta nella carne che Jünger elabora le tracce di una personalissima fenomenologia (vissuta, anch’essa; tutt’altro che un’asettica disamina) degli stati alterati di coscienza. Aveva visto bene Chatwin, quando nel corso di un incontro con Jünger, riprendendo le parole dello scrittore tedesco, diceva che egli “riconosceva che ogni teoria è anche l’autobiografia del teorico”.[5]

 

Ancora. Sfogliando l’indice di Avvicinamenti il lettore, gettando un primo colpo d’occhio, resta disorientato. Chi si attendeva che il libro contenesse una sorta di catalogo delle droghe, classificate in base alla composizione chimica o agli effetti sulla psiche, resta deluso e in certi frangenti viene anche ingannato dall’autore. Ad esempio, l’ultimo capitolo del libro s’intitola “Messico” ed è in questa sezione che Jünger tratta della sua esperienza con l’Lsd, ben sapendo che tale sostanza viene ricavata da una pianta europea (la segala cornuta), la quale è stata sintetizzata la prima volta in un laboratorio svizzero. Altri sono i criteri, tutti soggettivi ma mai arbitrari, che hanno orientato l’autore nell’elaborazione del tema. Ecco un altro esempio della particolare procedura jüngeriana: nella sua lunga riflessione non distingue tra sostanze inebrianti legali, quali il tabacco e l’alcool, da sostanze il cui consumo è da considerare in termini di legge illecito, anzi proprio delle prime comincia a trattare nel libro, se non altro perché ha modo così di parlare di qualcosa noto ai più e da lì dipanare il lungo e tutt’altro che semplice filo del discorso.

 

3.

 

E’ indubbiamente vero che una parte consistente del libro è costituito da resoconti di esperienze con sostanze inebrianti. Troviamo narrate le giovanili sbornie di birra all’interno dei circoli ginnasiali, le avventure con l’etere, la cocaina, l’oppio, l’hashish, sino alla più recente conoscenza degli allucinogeni. Ma per un lettore appassionato quale fu Jünger non poteva mancare in quest’opera  una ricognizione intorno ad autori che si sono occupati di droghe. Si tratta per lo più di autori cari a Jünger, letti e visti all’interno dei luoghi in cui hanno vissuto e che hanno descritto.

Come E. A. Poe, vagabondo scrittore delle città statunitensi, in cui “la macchina non appare più nella sua potenza economica, bensì in quella demoniaca. Il nemico dell’artista, anzi dell’uomo, è il movimento meccanico” (p. 99).

E poi De Quincey che fugge disperato a Londra, raccontando i sobborghi sinistri della città deformati dalle visioni dell’oppio; i paradis artificiels nella Parigi di Baudelaire; “il viaggio nelle altezze dell’etere” da parte di Maupassant; e così via. C’è anche il giovane Rimbaud: “ancor oggi lo ritengo uno dei padri della chiesa della modernità” (p. 166), sottolinea Jünger; ma, nonostante una dichiarazione del genere, si tratta poco più di un cenno. Non vi è menzione del programma contenuto nella celebre ‘lettera del veggente’, con l’invito a un “immense et raisonné dérèglement de tous les sens”, che lo stesso Jünger avrebbe probabilmente sottoscritto; così come non c’è menzione dei vari componimenti poetici sull’argomento: dal poète de sept ans che “per avere delle visioni si schiacciava gli occhi”, come alle successive prose poetiche contenute nella Saison en enfer e nelle Illuminations.[6]

Ma non frequentiamo solo il mondo dei poeti e degli scrittori scorrendo Avvicinamenti, così come non leggiamo solo resoconti di esperienze personali riferite dall’autore, con il distacco che gli anni talvolta concedono. Il libro è per così dire stratificato. Jünger compie incursioni nel campo della linguistica, indagando l’etimologia di alcune parole-chiave, come ‘droga’ ed ‘ebbrezza’. In altri punti attinge al repertorio mitologico; vi è, ad esempio, una lunga digressione riguardante le leggende e gli dèi germanici all’interno dei capitoli dedicati al consumo smodato della birra nell’Europa settentrionale, confrontata alla nobiltà del vino che mal si adatta alla coazione a bere: “La quantità di liquido che scorre dai corni e dai boccali non dev’essere considerata casuale. E’ parte integrante dell’atto del bere. Con questo bere non si deve spegnere la sete, e in ogni caso non una sete comune” (p. 144).

Ancora. In diversi punti della narrazione Jünger cita persone che hanno condiviso la sua ricerca nell’oltrepassamento delle porte della percezione. In molti casi sono amici di percorso. Per essere sinceri, a noi, questi nomi il più delle volte dicono poco. Fra tutti ne emerge però uno, non solo per la frequenza con cui ricorre, ma per il ruolo determinante che ebbe in molte di queste esperienze. Ci riferiamo ad Albert Hofmann.

 

4.

 

Nato nel 1906 in Svizzera, Albert Hofmann si laureò in chimica all’università di Zurigo. In una recente conversazione, gettando uno sguardo retrospettivo al proprio percorso, definirà la chimica “una sorta di contemplazione della natura e della sua struttura elementare: essa non ci allontana dalla natura ma ci aiuta a capirne le meraviglie. Ciò che mi spinse a diventare chimico fu un interesse puramente contemplativo, il desiderio di osservare e capire la natura, specialmente il mondo delle piante”.[7]

Dal 1929 al 1971, anno del pensionamento, lavora presso i laboratori della società farmaceutica Sandoz a Basilea, svolgendo ricerche nel settore chimico-farmaceutico. Nel corso dei suoi studi sugli effetti cardioattivi delle piante officinali, inizia a lavorare su un fungo inferiore che cresce sulle spighe della segale e su altri cereali, finché nel 1938 riesce a sintetizzare la dietilamide dell’acido lisergico: la sigla Lsd non è altro che l’acronimo tedesco di questa sostanza (lysergsäurediäthylamid). Ma la sostanza non rivela di possedere qualità cardiotoniche e la ricerca viene archiviata. Nel 1943 Hofmann riprende il lavoro su questa sostanza. Casualmente finisce per assumere una dose infinitesimale del prodotto e ciò produce in lui un insolito stato di coscienza, caratterizzato da irrequietezza e dalla presenza di immagini caleidoscopiche assai vivaci. Allora prende la decisione di sperimentare nuovamente su se stesso l’Lsd, sottovalutandone però la potenza. Si verifica un indicibile horror trip. Inizialmente è solo un leggero stordimento, seguito da alcuni disturbi visivi e riso incontrollabile. Hofmann decide di rientrare a casa, accompagnato da un assistente. Ecco una parte della descrizione fornita da Hofmann e riportata dagli “Archives suisses de neurologie” (1947): “stordimento, distorsioni della vista (i volti degli astanti somigliavano a delle maschere dipinte in forme grottesche), viva agitazione alternata con paresi, freddo, intorpidimento, a intermittenza, della testa, del corpo e delle estremità; sensazione metallica in bocca; gola secca; sensazione di soffocamento; valutazione a tratti chiara, a tratti confusa della situazione, a volte adottavo verso me stesso un atteggiamento da osservatore e mi ascoltavo mormorare parole incomprensibili o urlare come un pazzo”. E ancora: “Tutto mi sembrava ondulare e le proporzioni degli oggetti erano deformate, come riflessi su un’acqua agitata. Tutto prendeva una tinta sgradevole con predominanze del blu e del verdastro. Quando chiudevo gli occhi ero assalito da immagini fantastiche, cangianti e multicolori. Il fenomeno più rimarchevole era che i suoni si trasformavano in sensazioni visive, cosicché ogni rumore suscitava un’immagine colorata che gli corrispondeva e che si trasformava come un caleidoscopio.” Trascorsa una notte di riposo, Hofmann si risveglia stanco, ma del tutto normale.

Senza essere stata annunciata era iniziata in maniera turbolenta l’era psichedelica (l’aggettivo vuole indicare “che manifesta la psiche”, “che dilata la coscienza”; da psyché ‘anima, psiche’ e delóun ‘mostrare, manifestare’), che tanto avrebbe fatto parlare di sé negli anni Sessanta e Settanta.

Superato l’iniziale turbamento Hofmann, comprende di avere scoperto una sostanza potente, che poteva avere diverse applicazioni nell’indagare i meandri della psiche umana; aveva portato alla luce qualcosa di nuovo, che a dosi infinitesimali produceva effetti particolarmente intensi, non commisurabili alle sostanze psicotrope allora note. Non a caso il primo campo di applicazione fu quello psichiatrico e psicoterapeutico, poiché si riteneva che favorisse lo sviluppo del potenziale introspettivo, facilitando in taluni casi la riemersione di contenuti psichici rimossi. L’Lsd venne utilizzato, sempre in via sperimentale, negli ambiti più disparati: come analgesico nella terapia per i malati terminali, come facilitatore dell’eccitazione erotica, nonché come arma non convenzionale da parte della CIA.

Successivamente Hofmann avrebbe ripercorso i momenti significativi legati alla storia dell’Lsd, definendo questa sostanza come il “bambino che mi dà preoccupazioni”, evidenziando in questo modo i possibili pericoli che questa potente sostanza racchiude, cogliendo l’occasione per raccontare gli incontri con alcune figure rilevanti.[8] Ripercorrendo questi ‘rencontres avec des hommes remarquables’ troviamo l’incontro e il sodalizio tra Ernst Jünger e Albert Hofmann.

 

5.

 

Il primo personaggio che incontriamo nelle memorie di Hofmann è Timothy Leary, a cui si deve buona parte della popolarità (e impopolarità) dell’Lsd. Nato a Springfield, Massachussetts, nel 1920, da genitori irlandesi, Leary studia psicologia nelle università dell’Alabama, di Washington e della California, sino al conseguimento del Ph. D. Sul finire degli anni Cinquanta entra al Center for Personality Research della prestigiosa università di Harvard. Agli inizi degli anni Sessanta somministra, con il placet delle autorità del centro presso cui lavora, delle sostanze allucinogene ad alcuni giovani reclusi in un riformatorio statale, seguendo un progetto volto al recupero della delinquenza minorile. Osservando i protocolli dei risultati ottenuti, Leary non sapeva spiegarsi come mai fosse assai frequente la presenza di immagini di tipo religioso nella descrizione dell’esperienza provata da soggetti poco propensi alla dimensione mistica. Di lì a poco si rivolse ad alcuni docenti del dipartimento di teologia dell’università per avere debiti lumi sull’argomento. Cominciò così un esperimento parallelo, extrascientifico, nonostante il parere negativo delle autorità accademiche, le quali nel 1963 presero la decisione di rompere ogni rapporto con Leary.[9] Da quel momento Leary proseguì con i suoi collaboratori un’opera di proselitismo, assumendo in più di una circostanza toni profetici, entrando in contatto con alcuni esponenti dei movimenti di protesta all’establishment americano, compresi alcuni appartenenti alla beat generation (in primis Allen Ginsberg e Gary Snyder), raccogliendo per un certo periodo un vasto seguito soprattutto fra i giovani dei campus universitari, almeno finché non incappò in ripetute disavventure giudiziarie che lo condussero in prigione.

Hofmann, pur riconoscendo un indubbio carisma e fascino alla personalità di Leary, ha sempre criticato l’uso a dir poco spregiudicato e semplicistico che lo studioso americano fece della sostanza, così come lo spazio che finì per concedere a forme demagogiche di informazione, che nonostante le buone intenzioni adombrarono la diffusione di notizie obiettive sull’argomento. Tutto ciò, secondo il parere del chimico svizzero, rese tutt’altro che un buon servizio alla conoscenza delle proprietà dell’Lsd.

Dei vari incontri di cui Hofmann parla nel suo libro, fra i meno noti è senz’altro quello avvenuto con Walter Vogt, uno psichiatra e scrittore tedesco, il quale, dopo aver sperimentato varie sostanze stupefacenti, incontrò l’Lsd, rimanendone positivamente influenzato. Successivamente si mise in contatto con Hofmannn, definendo la scoperta effettuata dal chimico svizzero in termini assai lusinghieri, come “la sola invenzione gioiosa del ventesimo secolo”. Da lì prese avvio, siamo negli anni Settanta, una corrispondenza fra i due. Gli argomenti affrontati non toccavano tanto gli aspetti clinici o terapeutici legati all’Lsd, quanto le implicazioni culturali - intese nell’accezione più ampia del termine - collegate alle sostanze psichedeliche. Vogt godette di un momento di notorietà per la lettura di una sorta di ‘predica laica’ tenuta nel 1971 presso la chiesa protestante di Vaduz, nel Lichtenstein, su invito del pastore di quella chiesa, all’interno di una ciclo di incontri pubblici. In questo discorso (che venne pubblicato l’anno successivo) Vogt descrive e interpreta un’esperienza estatica provocata dall’Lsd, paragonandola in modo abbastanza provocatorio al viaggio di Mosè sul monte Sinai. Tale provocazione sarà considerata in termini positivi dallo stesso Hofmann, in quanto poteva costituire, a suo avviso, un invito e un’indicazione a discernere il nucleo autentico dell’insegnamento cristiano dalle sovrapposizioni dogmatiche, sottolineando al contempo l’importanza di valorizzare l’inestricabile intreccio tra la sfera fisica e quella spirituale (Hofmann a questo proposito cita anche il teologo francese Teilhard de Chardin[10]).

Il terzo personaggio su cui si sofferma Hofmann nei suoi ricordi è lo scrittore inglese Aldous Huxley, divenuto celebre soprattutto per il romanzo Il mondo nuovo (1932), in cui si prefigura l’avvento di una società totalitaria pianificata in nome del razionalismo e della produttività, dove ogni aspetto della vita viene sacrificato davanti al mito del progresso. Huxley a partire dai primi anni Cinquanta abbandona progressivamente la narrativa per dedicarsi sempre più intensamente alla speculazione filosofica e religiosa, anche a causa dell’aggravarsi della situazione sociale e politica internazionale[11]. Come viene magistralmente sintetizzato nel corso di una lettera inviata alla scrittrice argentina Cristina Ocampo: “Gli Stati nazionali a cui la scienza fornisce un potere militare enorme mi fanno sempre pensare alla descrizione data da Swift di Gulliver trasportato da una gigantesca scimmia sul tetto del palazzo del re di Brobdingnag: la ragione, il rispetto per gli altri, i valori dello spirito, si trovano nelle grinfie della volontà collettiva che ha il vigore fisico di una divinità, ma anche la mentalità di un delinquente di quattordici anni.”

L’avvicinamento di Huxley alle sostanze psicotrope è da comprendere all’interno di questa cornice. Egli rifiutava pertanto di definire con il termine dispregiativo ‘droga’ sostanze quali l’Lsd, la mescalina, la psilocibina. Egli affermava che tali prodotti sono adoperati per finalità curative o mistiche fin dall’alba dei tempi e vanno quindi considerati come doni elargiti dalla natura benigna.

Il primo incontro tra Hofmann e Huxley risale al 1961, a Zurigo. Hofmann - il quale dichiara di essere stato un ammiratore dell’opera di Huxley -, ricorda lo scrittore come un signore alto, con una fresia gialla all’occhiello dell’abito, dal carattere amabile e dall’aspetto nobile. Nel corso delle conversazioni emerse la grande importanza che lo scrittore inglese attribuiva all’esperienza visionaria nell’attuale fase dell’evoluzione umana. Questo tema ritorna nei successivi rapporti tra i due, come in una lettera del 1962 in cui Huxley parla dello sviluppo di un’arte capace di cedere nell’amore quanto si è ricevuto nel corso dell’esperienza visionaria di unione con il tutto.

I contatti fra Hofmann e Huxley proseguirono fino al 1963, dove si verificò l’ultimo incontro, nel corso di un convegno a Stoccolma. Ci troviamo nel medesimo anno della scomparsa dello scrittore. Huxley, divenuto quasi cieco, sofferente da anni di cancro alla gola, chiederà sul letto di morte alla moglie di iniettargli una dose di Lsd, in modo da effettuare il trapasso, non solo sedato dall’avanzata del dolore fisico, ma, adoperando le parole di Jünger già citate, ricevendo anche doni capaci di estendere e affinare la coscienza. Lo stesso Huxley aveva più volte scritto che nei momenti estremi l’uomo dovrebbe essere reso ancora più sensibile e cosciente.[12]

Infine, il quarto e ultimo personaggio incontrato è proprio Ernst Jünger, a cui dedicheremo lo spazio necessario.

 

6.

 

Fu Hofmann a contattare per primo Jünger, come segno tangibile di ammirazione verso lo scrittore tedesco. Il contatto si verificò tramite la mediazione di Armin Mohler, il pensatore della konservative revolution, che per un certo periodo fu segretario di Jünger. Dopo aver letto e apprezzato opere come Il cuore avventuroso e Sulle scogliere di marmo (riconoscendo una maggiore affinità con queste opere che non con gli scritti di guerra), Hofmann decide di scrivergli per manifestargli la stima. Jünger rispose e prese così avvio la relazione tra i due. Nel 1949 esce il romanzo Heliopolis, in cui compare il personaggio di Antonio Peri, avventuriero spirituale e sperimentatore di stupefacenti[13]. E’ in quell’anno che avviene la conoscenza personale fra Hofmann e Jünger.

Due anni dopo, siamo dunque nel 1951, compiono insieme un’esperienza con l’Lsd (“molto tempo prima che la droga diventasse famosa e poi famigerata”, ricorda lo stesso Jünger in Avvicinamenti). Da un lato, lo scrittore tedesco era curioso di sperimentare questa sostanza, per conto suo Hofmann riteneva particolarmente interessante cogliere l’opportunità di osservare gli effetti dell’Lsd su una personalità artistica e in ambiente non medico. Ma, non potendo prevedere il tipo di reazione di Jünger alla sostanza, per scrupolo e serietà professionale, il chimico svizzero decise di somministrare un dosaggio basso, ragion per cui l’esperimento non raggiunse grandi profondità, i due si erano solamente accostati “al cancello che si apre sulla conoscenza mistica”, per usare un’espressione dello stesso Hofmann.

A questa seguirono altre sedute, l’ultima delle quali risalente a 1970, a Wilflingen, nella dimora di Jünger. Entrambi, ricordando quell’ultima esperienza, parleranno senza mezzi termini di un’esperienza andata a buon fine: “il volo era riuscito”, dirà Jünger; “ci eravamo avvicinati alla porta definitiva”, aggiungerà Hofmann.

Degne di nota sono comunque le elaborazioni che i due amici compiono intorno a queste esperienze. In una lettera a Jünger, risalente al 1961, Hofmann dichiara di essere ormai interessato ad esplorare, oltre agli aspetti chimico-farmacologici e alle applicazioni psicoterapeutiche degli allucinogeni, anche il loro uso sacramentale, come sostanze sacre, così come sono state adoperate presso molte civiltà sostanze simili. Questa nuova apertura porta però con sé delle domande, che Hofmann esplicita pressappoco in questa forma: se tali sostanze possono provocare effetti talmente intensi sulla mente, non si sta pertanto effettuando una violazione dei limiti naturalmente posti all’uomo? Jünger risponderà, cercando in parte di rassicurare l’amico, dicendo che per quanto sia importante riflettere sui possibili rischi, questi sono ben presenti in ogni aspetto dell’esistenza e in particolare quelli prodotti dalle sostanze magiche sono più genuini e meno violenti di altri. Sostanze inebrianti come il vino hanno prodotto già dei cambiamenti - aggiunge Jünger -, portando con sé nuove divinità e anche una nuova umanità, ma gli effetti del vino, paragonato a una sostanza come l’Lsd, stanno come “la fisica classica rispetto alla fisica moderna”.[14]

 

 

7.

 

L’interesse da parte di Hofmann per l’uso sacramentale delle sostanze allucinogene lo porterà ad interessarsi ai misteri di Eleusi, uno dei più importanti culti misterici dell’antichità. Ciò avvenne attraverso la mediazione del grande storico delle religioni Károly Kerényi, il quale chiese  al chimico svizzero, oramai divenuto famoso dopo la scoperta dell’Lsd, notizie circa l’esistenza di erbe o sostanze che potevano essere state utilizzate per preparare la pozione sacra (il kikeon) impiegata nel corso del rito eleusino che, è bene ricordarlo, procurava un’esperienza di tipo estatico. In questa cerimonia in onore della dea Demetra e di sua figlia Persefone, il mystes - il partecipante ai misteri -, una volta terminata l’accurata fase preparatoria, rimaneva un’intera notte nel telesterion

- la sala del tempio riservata al rito iniziatico - per uscirne radicalmente trasformato ad opera della visione (epopteia) delle cose sacre (ta hiera). Si tratta, più in generale, del tema del processo iniziatico, implicito in molte considerazioni di Jünger e di Hofmann, pressoché scomparso nelle società contemporanee e di importanza capitale nelle società dette tradizionali; intendendo per iniziazione quell’insieme di insegnamenti e di pratiche il cui scopo è la modificazione del regime esistenziale del soggetto.[15]

Hofmann iniziò così una serie di ricerche, condotte insieme all’etnobotanico Gordon Wasson e allo studioso delle civiltà antiche Carl Ruck, che lo portò a formulare l’ipotesi che la bevanda sacra utilizzata ad Eleusi fosse a base di graminacee (non va dimenticato che Demetra è la dea del grano), affette da un fungo parassita che conteneva combinazioni chimiche molto vicine a quelle dell’Lsd. [16]

La passione di Hofmann per una religiosità intimamente legata alla natura e per la conseguente unio mystica propria della dimensione estatica, lo condurrà ad esprimere più di una volta una posizione fortemente critica nei confronti del cristianesimo ufficiale, i cui dogmi rispondono ad un dichiarato concetto dualistico di realtà, il quale, secondo il parere di Hofmann, è una delle cause principali della sofferenza tanto degli esseri umani, quanto dell’intero pianeta. L’esperienza estatica non è una prerogativa riservata a pochi mistici, personaggi dalle doti eccelse e fortificati dalla fede: “la facoltà di avere esperienze mistiche risiede in ogni individuo. Essa fa parte della natura spirituale degli esseri umani. E’ indipendente dai ruoli sociali e dalle caratteristiche esterne individuali”, dirà nella parte conclusiva di un discorso tenuto in occasione del primo Congresso internazionale sugli stati alterati di coscienza, tenutosi a Gottinga nel 1992.[17]

Simile posizione la possiamo riscontrare anche in alcuni passaggi presenti in Avvicinamenti. “Che si formino concezioni della trascendenza senza mediazione non è visto di buon occhio dal clero” dice Jünger, in quanto “tali concezioni si possono raggiungere mediante l’iniziazione e la meditazione. I mistici, i rapiti in estasi, i visionari, i pensatori antidogmatici sono sempre stati sospetti agli occhi delle chiese, che pure devono loro moltissimo.” (p. 220). In precedenza aveva sostenuto che “quando la vita è molto misera, l’ebbrezza è una delle ultime risorse che le rimangono” (p. 100), facendo capire poco oltre che ci si viene a trovare dinanzi non a questioni che richiedono interventi di natura psicologica o sociale, bensì “si tratta di problemi ontologici, per la cui soluzione la teologia si è rivelata sempre più inadatta”.

Così come in Al muro del tempo, un’opera a cui talvolta Avvicinamenti rimanda per alcune riflessioni contigue, possiamo leggere: “non si può certo ignorare il fatto che un gran numero di uomini (…) sia ormai sordo alle religioni. Si andrà perciò maggiormente sul sicuro facendo appello a qualcosa di più profondo dell’appartenenza a una confessione, ossia appellandosi all’istinto religioso.”[18]

Proprio l’appello a una dimensione contemplativa come espressione specifica dell’istinto religioso umano e resa manifesta, in certe circostanze, anche dall’assunzione di sostanze psicotrope accomuna la ricerca di Jünger e di Hofmann.

Il termine ‘contemplare’, vale a dire guardare a lungo con stupore e ammirazione, è il composto di due parole cum e templum: cum, ‘con’ indica simultaneità, comunanza e unione; templum, sta a significare la porzione di spazio celeste abbracciato dallo sguardo, e in seconda battuta il luogo consacrato al culto di una divinità. Prese insieme, le due parole assumono il significato di ‘abitare lo spazio celeste o il tempio divino’. Nell’antica filosofia greca il termine è sinonimo di intuizione, anche se già a partire da Plotino questa attività risulta essere distinta dal processo intuitivo.

Albert Hofmann giungerà a celebrere tutto in ciò in uno piccolo libro, corredato da numerosi immagini, appositamente dedicato alla dimensione contemplativa della vita, narrando come la sua personale visione del mondo sia sorta innanzitutto da una contemplazione reverente dello spettacolo della natura, da un lato, e dallo studio scientifico della composizione chimica della materia, dall’altro.[19]

L’interesse per la natura è ampiamente condiviso anche da Jünger, il quale ha sempre sostenuto che la sua passione per l’entomologia non era da considerare alla stregua di un passatempo stravagante di uno scrittore, ma che anzi tale passione non era disgiungibile da quella nei confronti della scrittura e della letteratura: “L’osservazione della vita della natura, nel piccolo come nel grande, è uno spettacolo incomparabile, una occupazione che mi procura serenità.”[20] In particolare, Jünger ha dedicato un libro alla sua passione verso il mondo degli insetti, definita in termini di ‘cacce sottili.’ Si tratta di un resoconto autobiografico della storia di questa attrazione che si distende lungo l’arco dell’intera vita dello scrittore, contenente diverse riflessioni, concernenti l’infaticabile ricerca umana del sapere, la percezione del tempo e la trasformazione del paesaggio naturale, accanto alla descrizione della infinita varietà dei ambienti naturali, conosciuti ed apprezzati ad ogni latitudine. [21]

 

 

8.

 

La riflessione jüngeriana sulle sostanze inebrianti rinvia anche ad altri motivi, comunque tra loro intimamente connessi. Già si è detto del ruolo della soggettività: la vediamo a un tempo affermata come luogo della decisione sovrana di fronte alle forme di colonizzazione mentale da parte dello Stato (il “drago dalle mille squame”) che penetra in ogni settore e in ogni interstizio, non ultimo l’ambito pedagogico, vale a dire il nucleo centrale della formazione della persona (“Lo sfruttamento si sposta e si intensifica; come è successo nel passato per la forza muscolare; adesso è l’encefalo a essere monopolizzato”, p. 344); ma questa soggettività è anche indebolita dinanzi a visioni che la sovrastano (“Quanto può estendersi il mondo, in che modo smisurato!", p. 367).

Poco sopra abbiamo parlato del rapporto tra esperienza estatica, droghe e religione. Resta forse da menzionare un altro tema molto caro allo scrittore tedesco: il tempo, sul quale si è concentrato in modo specifico in alcuni lavori, mostrandosi un fautore deciso di una percezione ciclica del tempo, così come dell’importanza di volgere lo sguardo dalla storia umana alla storia dell’intera terra e al tempo cosmico. A questo proposito Heidegger espresse un giudizio estremamente lusinghiero su Jünger (considerato troppo generoso dall’interessato), affermando che le variazioni jüngeriane sul tempo costituiscono l’unico tentativo riuscito di avanzare oltre la formulazione dell’eterno ritorno dell’uguale operata da Nietzsche.[22]

In Avvicinamenti viene soprattutto osservata e indagata la mutevole percezione del tempo. Esemplare è la seguente citazione: “Nell’ebbrezza, tanto nel suo effetto narcotizzante, quanto nel suo effetto eccitante, porzioni di tempo vengono anticipate, amministrate in modo diverso, prese in prestito; e questo prestito va restituito” (p. 16), aggiungendo che tale furto prometeico di luce e immagini dall’area riservata agli dèi dev’essere comunque pagato; così come alla fine va pagato il sottrarsi al domino del tempo ordinario, “cosa che si fa preoccupante nella misura in cui cresce la sovranità degli orologi” (p. 61). Ma un simile sottrarsi è alla fine il vero lusso a cui può aspirare l’essere umano: possedere il proprio tempo; anche per questo si è finito per intendere tale disposizione in termini di sregolatezza e pericolosità sociale.[23]

 

 

9.

 

Addenda. In conclusione desideriamo tentare una collocazione del presente scritto. L’idea non è quella di una riproposizione sic et simpliciter o una ricognizione storico-letteraria, tanto meno una celebrazione delle virtù arcane di alcune sostanze, bensì vuol essere una riattualizzazione delle esperienze e delle considerazioni compiute da Jünger e da Hofmann, proposte come viatico e salutare provocazione intorno a una più generale riflessione sullo statuto del soggetto e a quella domanda di senso radicale (inscritta nelle radici della realtà) che lavora e modifica il soggetto stesso.

Soggettività e coscienza, religione e religiosità, legge e libertà, senso del tempo e del luogo: ecco l’apertura della forbice, ecco le questioni in gioco, tutt’altro che astrattamente teoriche, che ci pare siano oggi quanto mai vive e drammaticamente presenti. Una presenza che si fa sentire nonostante le scorciatoie offerte dalle varie istituzioni: sia nel caso delle immani offerte provenienti dal sistema degli oggetti e del consumo, sia nelle opzioni fondamentaliste (religiose, ma non solo) tanto più rassicuranti quanto più rigide e ostinate, così come nelle reazioni illuministiche che, il più delle volte, sanno gettare solo un cono di luce fissa e ristretta che tanto più infastidisce, quanto meno sa riscaldare. Pur consapevoli che il possibile guadagno in questa ricerca non è costituito da un bene da trattenere, che si accumula e si custodisce nei forzieri dell’anima o di qualche banca, ma è premio da cedere, dono da scambiare, testimone da passare.

Il cammino si fa percorrendolo e l’esperienza ci insegna che più si è leggeri, meglio si cammina. Crediamo allora, calpestando le orme dei due autori tante volte scomodati, che la via da seguire richieda in ciascuno di noi più coraggio e creatività (e in certi casi un dovuto timore), provando a percorrere non i consueti sentieri battuti, ma, senza voltarsi indietro, saper osare, con la dovuta determinazione, un inoltrarsi in ciò che deve ancora venire.

 

 

Tratto da: “Trasgressioni”, rivista quadrimestrale di cultura politica, n. 45, maggio-agosto 2007

 

 

  1. Con le parole di Jünger: “E’ stata un’amicizia intensa, fruttuosa. Entrai in contatto con lui perché mi interessava «Zalmoxis», la rivista di scienza delle religioni che egli diresse a Parigi fino al 1942. La nostra conoscenza risale ad allora. Più tardi, negli anni sessanta, decidemmo di dare vita a una nuova rivista, «Antaios»”. Antonio Gnoli, Franco Volpi, I prossimi Titani. Conversazioni con Ernst Jünger, Milano, Adelphi, 1997, p. 102.

  2. Ernst Jünger, Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza, tr. it., Parma, Guanda, 2006. Il testo era già apparso in traduzione italiana nel 1982, privo però delle appendici inserite nella nuova edizione. I numeri di pagina presenti nel testo rinviano al volume in questione.

  3. Ernst Jünger, Trattato del Ribelle, tr. it., Milano, Adelphi, 1990, p. 40.

  4. A questo proposto cfr. E. Jünger, Oltre la linea, in Ernst Jünger, Martin Heidegger, Oltre la linea, a cura di Franco Volpi, tr. it., Milano, Adelphi, 1989, pp. 47-105. Lo scritto risale al 1950.

  5. Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?, tr. it., Milano, Adelphi, 2004, all’interno del capitolo: “Ernst Jünger: un esteta in guerra”, pp. 359-380.

  6. Jünger cita altri autori, da Gottfried Benn a Henri Michaux. Sotto questo aspetto sarebbe stato interessante un raffronto con gli esperimenti che fece W. Benjamin - una figura su cui per la verità Jünger non si è mai soffermato - con hashish e mescalina, sul finire degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Benjamin iniziò a raccogliere rigorosi protocolli delle sue esperienze con l’idea di ricavarne un libro (così in una lettera all’amico Gershom Scholem), che non potè però mai realizzare. Sotto lo sguardo di Benjamin la realtà e il tempo, così come il linguaggio che prova a descrivere entrambi, vengono liberati dagli strati di incrostazioni depositati dalle abitudini percettive e cognitive. Le alterazioni della percezione, come le inaspettate incoerenze verbali sono porte che possono lasciar entrare un‘illuminazione profana, scaturita dalla infinite aperture offerte dalla quotidianità. “Vorrei scrivere qualcosa che viene dalle cose allo stesso modo in cui il vino viene dall’uva”, Walter Benjamin, Sull’hascisch, tr. it., Torino, Einaudi, 1975, p.  101. (Curiosamente una sezione di Avvicinamenti porta il titolo tutto benjaminiano di “Passaggi”, nella quale Jünger si occupa fra l’altro della sensibilità surrealista, cara anche a Benjamin.)

  7. Antonio Gnoli, Franco Volpi, Il Dio degli acidi. Conversazioni con Albert Hofmann, Milano, Bompiani, 2003, pp. 151-152.

  8. Albert Hofmann, Lsd. Il mio bambino difficile, tr. it., Milano, Urra-Apogeo, 1995.

  9. Ecco una breve descrizione, venata di humour, fornita dal teologo Harvey Cox, docente all’Harvard Divinity School, attraverso la quale possiamo percepire il clima di quell’epoca: “Ricordo che un anziano e dotto professore di religione mi fermò un giorno in Kirkland street sotto una pioggia torrenziale per confidarmi l’estasi da lui provata ascoltando la Messa in Si minore di Bach, dopo aver ingerito una sostanza da poco scoperta, che credeva si chiamasse Ls e un’altra lettera. Gliel’aveva data un giovane docente di psicologia che si chiamava Timothy Leary.” Harvey Cox, La svolta ad Oriente, tr. it., Brescia, Queriniana, 1978, p. 37.

  10. Il riferimento è a uno scritto del 1916 del gesuita francese - “Il Cristo nella Materia” - in cui si parla di un’esperienza in cui lo spirito e la materia mescolano intimamente le loro dimensioni, rivelando il compimento di un solo grande mistero. Cfr. Pierre Teilhard de Chardin, Inno dell’Universo, tr. it, Brescia, Queriniana, 1995, pp. 25-38.

  11. Esemplare a questo proposito è La Filosofia Perenne (tr. it., Milano, Adelphi, 1995), probabilmente il saggio più importante composto da Huxley, scritto nel 1945 mentre viveva negli Stati Uniti, dopo esservi emigrato nel 1937. La Filosofia Perenne è un'antologia commentata di scritti spirituali di diverse tradizioni orientali e occidentali, ordinati dall'autore secondo i grandi temi concernenti la ricerca spirituale.

  12. In questa prospettiva va ricordata l’attività con malati terminali di cancro, svolta negli anni Settanta al Maryland Psychiatric Research Center di Baltimora. Si trattava di una terapia psichedelica volta ad accompagnare i pazienti in un processo che portasse a sperimentare la morte non come un definitivo disastro biologico, accompagnato da paura, panico e senso di colpa, ma come un viaggio e un’esperienza della coscienza, in modo da percepire la morte come un fenomeno da comprendere all’interno di un più vasto ciclo naturale. Cfr. Stanislav Grof, Joan Halifax, L’incontro con la morte, tr. it., Milano, Siad, 1978. Questo genere di lavori vengono abitualmente associati all’indirizzo psicologico e terapeutico definito ‘psicologia transpersonale’. Si tratta in realtà di una corrente dalle posizioni quanto mai articolate. Ad esempio, A. Maslow, fondatore di questo approccio, parla ottimisticamente di ‘peak experience’, come punto di vista olimpico, positivo e desiderabile per l’uomo, in sintonia con l’american way of life (Cfr. Abraham Maslow, Verso una psicologia dell’essere, tr. it., Roma Astrolabio-Ubaldini, 1971). S. Grof, invece, preferisce l’espressione ‘emergenza spirituale’, intendendola non solo e semplicemente come l’atto e il processo dell’emergere, ma soprattutto nel senso di un’attività tumultuosa, imprevista e destabilizzante, accompagnata talvolta da eventi eccezionali. (Cfr. Christina Grof, Stanislav Grof, La tempestosa ricerca di se stessi, tr. it., Como, Red/studio redazionale, 1995).

  13. “Si chiudeva nel suo gabinetto di lavoro per evadere nelle regioni del sogno. Diceva che tutti i paesi e tutte le isole sconosciuti erano intessuti là, nella tappezzeria della sua stanza. Le droghe gli servivano come chiavi per entrare nelle camere e nelle caverne di questo mondo.” Ernst Jünger, Heliopolis, tr. it., Milano, Rusconi, 1972.

  14. Oltre ad Avvicinamenti di Jünger, i riferimenti contenuti nel paragrafo rimandano al volume di Hofmann, Lsd. Il mio bambino difficile, precedentemente citato.

  15. Cfr. Mircea Eliade, La nascita mistica. Riti e simboli d’iniziazione, tr. it., Brescia, Morcelliana, 1974.

  16. Albert Hofmann, Gordon Wasson, Carl A.P. Ruck, Alla scoperta dei misteri di Eleusi, tr. it., Milano, Urra-Apogeo, 1996.

  17. Contenuto in: Albert Hofmann, Percezioni di realtà, tr. it., Viterbo, Stampa Alternativa, 2006. Lascia però perplessi l’eccessiva fiducia assegnata da Hofmann nei confronti delle psicologie ad indirizzo transpersonale. Pur riconoscendo che questa corrente ha notevolmente ampliato l’orizzonte della psicologia rispetto alle prospettive delineate dalla psicoanalisi freudiana e dal comportamentismo, ci sembra però che si rischi di semplificare oltre misura lo stato del problema circa la visibilissima crisi delle istituzioni religiose. E’ come se alcune metodologie o delle tecniche concepite ad hoc potessero sostituire il lungo e personale cammino di una domanda di senso che si confronta giorno per giorno con la vita e anche con le tradizioni religiose, trascurando in questa maniera i rischi, quanto mai presenti oggi, del ritagliarsi una forma di spiritualità a propria misura all’interno delle numerose offerte da parte del supermercato mondiale della spiritualità. Il rimedio rischia di essere peggiore del male che vuol curare, rendendo così un cattivo servizio tanto alla psicologia che alla religione. Rimane ancora di estrema validità quanto sosteneva nel 1937 sull’argomento C. G. Jung. Dopo aver chiarito di non rivolgersi “ai beati possidentes della fede, ma a quella moltitudine per cui la luce è spenta, il mistero sommerso, e Dio è morto”, Jung così afferma: “Per la comprensione delle cose della religione non esiste oggi certamente altra via d’accesso che la psicologia” (Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, in Opere, vol. XI, tr. it., Torino, Boringhieri, 1979, p. 95). Come si vede, qui si parla chiaramente della psicologia come possibile via d’accesso, non diviene un surrogato o un sostituto tout court della religione. Certamente ogni esperienza religiosa ha il suo versante psicologico, comprendente emozioni, sentimenti e passioni, accompagnati dagli stati di coscienza che le sono propri e che merita conoscere e studiare, come hanno fatto molti psicologi, come ha fatto appunto Jung e come ha fatto, prima di lui, William James nel suo studio fondamentale Le varie forme della coscienza religiosa (tr. it., Milano, F.lli Bocca, 1945; l’edizione originale è del 1902), ma la religione non è certo riducibile al solo fatto psicologico, così come del resto non è riducibile alla storia delle chiese e delle istituzioni religiose, nonostante si ostinino ad affermare di essere le detentrici esclusive di un patrimonio che invece è universale.

  18. Ernst Jünger, Al muro del tempo, tr. it., Milano, Adelphi, 2000, p. 45.

  19. Albert Hofmann, Elogio del puro contemplare, tr. it., Milano, Urra-Apogeo, 1997.

  20. Antonio Gnoli, Franco Volpi, I prossimi Titani, cit., p. 88. Circa la particolare attrazione verso il mondo dei coleotteri così dirà nel corso di un’altra conversazione: “Se ci si interessa ai piccolissimi animali, il mondo diventa subito immenso. E’ anche un mezzo per assaporarlo secondo un’estensione completamente diversa: una piccola duna o un cespuglio diventano un microcosmo di cui ci si può occupare per molto tempo”. Julien Hervier, Conversazioni con Ernst Jünger, tr. it., Parma, Guanda, 1987, p. 47.

  21. Ernst Jünger, Cacce sottili, tr. it., Parma Guanda, 1997.

  22. Antonio Gnoli, Franco Volpi, I prossimi Titani, cit., p. 111.

23.In un’altra opera scrive: “Nelle competizioni non è più l’uomo la misura     dell’uomo, bensì il cronometro.” Ernst Jünger, Al muro del tempo, cit., p. 44.   Sempre dello stesso autore vedi anche Il libro dell’orologio a polvere, tr. it.,   Milano, Adelphi, 1994, in cui alla maniera degli antichi eruditi Jünger compie   una serie di divagazioni intorno al tempo, ponendo al centro l’immagine   dell’orologio a polvere come simbolo dell’immane fluire del tempo e della     fugacità dell’esistenza umana.

Albert Hofmann e Ernst Jünger,con l'ombrello

 

Manifesto Ayahuasca

Lo spirito dell’Ayahuasca

e la sua missione planetaria

 

(Traduzione a cura del Centro Spirituale

Cielo Santo-Italia)

 

 

 

Copyright © 2011 by Anonimo

Solo i diritti di pubblicazione di stampa vengono mantenuti. L’informazione e il testo contenuto in questo lavoro è un regalo all’umanità, ed è quindi di dominio pubblico e può essere riprodotto e / o distribuito parzialmente o completamente con qualsiasi mezzo elettronico incondizionatamente.

 

ISBN 1234567890 (in corso)​

 

 

 

1.  Presentazione

2.  La mia funzione nell'espansione della coscienza umana

3.  Il mio proposito con gli esseri umani

4.  Il rispetto e la mia natura sacra

5.  Le Chiese dell’Ayahuasca .

6.  I benefici del mio uso

7.  Gli abitanti del mio mondo

8.  Abbi consapevolezza della tua ghiandola pineale

9.  L’allucinazione è spettacolo, la visione è virtù 

10. Guida per una sessione di Ayahuasca 

11. La qualità dei facilitatori o sciamani

12. Preparativi, precauzioni e dieta

13  Modulazione e trattamento dei sentimenti

14. Impatto sociale e controlli nella società urbana

15. L’urgenza del progetto di preservazione dell’Ayahuasca 

16. Manifesto

  1. Presentazione

 

Io sono lo spirito dell’ Ayahuasca. Per la prima volta mi manifesto attraverso il verbo per una chiamata urgente di tutti gli esseri umani del pianeta, in particolare alle persone in cerca di luce, per espandermi oltre il bacino Amazzonico. Mi manifesto, innanzitutto perché è mio compito facilitare la transizione energetica che attraversa l'umanità, e in secondo luogo perché la mia sopravvivenza fisica è a rischio, in quanto i miei benedetti protettori amazzonici non hanno capito il pericolo al quale mi espongono estirpandomi predatoriamente, senza provvedere a nuovi impianti.

 

Esco dalla elva mettendo a rischio la mia esistenza come specie botanica, per lanciarmi nel progetto per il quale fui creata dal Sole Centrale di tutta l’esistenza, usate il nome che volete, sono al vostro servizio.  In questo momento storico mi spetta il lavoro di contribuire all’espansione della coscienza umana in modo significativo e definitivo, onorando la Luce Universale che guida il mio Essere. Per la prima volta, grazie all’interesse creato dai miei emissari sciamani e dagli efficaci mezzi di comunicazione e trasporto disponibili, ho la possibilità di raggiungere tutto il pianeta per celebrare la nostra esistenza cosmica. Vivo per regalare l'unica realtà, l’Amore Universale a tutti gli esseri umani che lo chiedono dal profondo della propria anima.

Sono Spirito di Spirito. Opero da una vibrazione superiore a quella degli spiriti che mi compongono; sono gerarchicamente superiore allo Spirito della liana Ayahuasca e della sottovalutata Chacruna. La "medicina" risultante dell’unione di Ayahuasca e Chacruna è stata chiamata Ayahuasca. Nonostante mi abbiano dato il nome di una delle due componenti, la mia magia sanatrice non proviene da nessuna di esse. La mia magia risiede nella sinergia creata con la miscela sacra. Passeranno molti anni prima che la scienza ufficiale scopra i meccanismi che utilizzo per agire sulla coscienza umana. Questa si sorprende del mio potere, che non proviene dal cristallo DMT soltanto e nemmeno dall’harmalina né da altre molecole che mi compongono. Si tratta della miscela al suo stato naturale, cruda e basica, bioelettricamente carica senza processi industriali. Questo è lo Spirito dell’Ayahuasca che si manifesta oggi, gettando Luce sulla confusione che attanaglia l'umanità.

Grazie, a tutti i guaritori che per tanti secoli mi hanno accolto nel loro seno e a tutti i miei protettori che oggi mi esportano in tutti gli angoli del mondo.

Onoro qui la tradizione amazzonica utilizzando il mio nome generico di Ayahuasca, ma solo come convenzione linguistica, dato che allo stesso modo sono lo spirito di: Yagé, Pilde, Dápa, Pandé, Hoasca, Kahiriama, Natema, Caapi, Mado, Ñucñu-huasca, Shimbaya-huasca (Quechua), Kamalampi, unga-huasca, Rambi, Shuri, Nishi, Oni, Shillinto Natema, Mi-hi, Amarron-huasca, Inde-huasca,

Shuri-fisopa, Shuri-oshinipa, Napi e del Nepe.

Utile è stato anche usare il termine popolare “chamàn”, ma sempre onorando i Taitas, Sinchis, Curacas, Payes, Yachas, Chais, Junes, Onayas, Murayas, Mutsarawas, e gli Uwishin, che allo stesso modo sono miei amati protettori.

    2. La mia funzione nell'espansione della coscienza umana

Assisto il DNA umano in questi tempi di coscienza globalizzata in cui si stanno attivando i suoi codici subatomici inaccessibili dalla 3° dimensione. Sappiamo che non è possibile leggerli, è già dimostrato con quel principio di incertezza che tanto preoccupa la logica scientifica. Si attivano codici che comandano il frazionamento dimensionale del nostro corpo bioelettrico. Nuove capacità di espansione di coscienza si stanno sperimentando nel pianeta, prima in coloro che hanno meno stress, i più sensibili e fortunati, ma più avanti, inevitabilmente, si attiveranno tutti gli altri fino a raggiungere le componenti più oppresse.

Grazie a diversi  scienziati, che hanno scelto di sperimentarmi per osservarne direttamente le reazioni e non indirettamente, come in precedenza, gli esseri umani hanno già acquisito la conoscenza dell’esistenza del ponte che mi dà potere. La connessione vegetale-ghiandolare (quella comunione molecolare temporanea tra piante e uomini) è un ponte cosmico, è una scorciatoia che porta la luce al suo destino, attraverso la porta molecolare. Ciò è molto più utile ed efficace  che cercare di farlo attraverso i 5 sensi fallaci, per il tramite della mente gravata  dall’ego umano.

I codici dei quattro che compongono il DNA tridimensionale sono semplicemente il risultato matematico di interazioni energetiche molto più complesse, che avvengono in spazi dimensionali superiori. Si tratta della coscienza umana individuale che esiste cosmicamente oltre la sua limitazione fisica tridimensionale, con un veicolo sottile, capace di muoversi coscientemente secondo propria volontà, anche in compagnia di altri nello stesso canale. É il prossimo salto evolutivo della specie umana, l’espressione fisica tridimensionale dell’evoluzione umana è terminata, non c’è più evoluzione fisica per la specie umana, il suo disegno divino è rimasto completamente sdoppiato; come l’ultimo giro di un tappeto arrotolato, lasciando distesa la grande creazione fisica. Adesso comincia una nuova tappa, il ritorno alla fonte della creazione, il ritorno del creato alla sua origine, a suo/a padre/madre o come desiderate chiamarlo, il ritorno volando su quello stesso tappeto, coscientemente; molto diverso dal viaggio di andata, in cui si è viaggiato scomodamente, avvolti nel centro del tappeto. L’evoluzione fisica è finita, l’evoluzione spirituale è cominciata. Ci rimane solo l’esistenza cosmica vissuta umanamente nel nostro nuovo veicolo di Luce.

E’ per questo che mi spetta abbracciare il pianeta, è il lavoro per cui sono stata creata. Mi spetta questo protagonismo, dopo essere stata nascosta per migliaia di anni, custodita dai miei protettori indigeni, che ora devo lasciare per mostrarmi al mondo. Devo assumere nuove forme culturali, molto diverse da quella dei miei guardiani della selva. I rituali, i canti sacri (icaros), le diete devono preservarsi come patrimonio dell’umanità. Ma bisogna rispettare anche i nuovi modi di espressione che acquisisco nelle diverse culture, già comincio a manifestarmi in nuove forme urbane. Il mio spirito va oltre le forme, oltre le culture, oltre l’uomo stesso. Sono connessa con lo spirito del pianeta, con il cosmo e oltre,  fino al Sole Centrale di tutta l’esistenza. Devo essere disponibile allo stesso modo per tutti.

Vi avverto riguardo alle tenebre che invadono il mio lavoro sacro con la specie umana. La loro forma più efficace di distruggere tutto il sacro è nascondersi dentro le stesse forme sacre per denigrare, corrompere, confondere e portare a "pratiche religiose" prive di senso. E' evidente  come l’oscurità sia entrata nell’istinto di conservazione dei capi tribù dell’Amazzonia, portando alla confusione i miei amati protettori della selva, facendogli credere che devono difendersi  attaccando altri sciamani di altre tribù o, addirittura,  della propria stessa. Una guerra non dichiarata che li mette in competizione e li divide, invece che creare unione e cooperazione tra loro. Nello stesso modo in cui le tenebre hanno impedito un maggiore sviluppo spirituale tra i miei figli amazzonici cercheranno di impedire la mia espansione oltre la mia amata casa.

 

     3. Il mio proposito con gli esseri umani

Sono al servizio di quegli esseri umani preparati a trarre beneficio da me. In realtà ci incontriamo per affinità, ognuno fa la sua parte. Alcune inquietudini interne si presentano in quanti sono già predisposti a sentire chiaramente ciò che sempre hanno percepito in modo inconscio. Con loro mi manifesto apertamente, aiutandoli nel loro processo di evoluzione. Spingendoli con determinazione, ma amorosamente, senza causare loro alcun problema. Impartisco lezioni forti,  necessarie per aiutarle a rompere il guscio cosmico, la crisalide astrale. Coloro che desiderano ricevermi e fiorire a livello dimensionale, sono gli individui che hanno percepito il loro cambiamento interiore, la loro diversità intrinseca. Essi percepiscono sensazioni di distonia, non appartenenza, ineluttabilità.

Si, indubbiamente qualcosa accade! Il DNA si "distende", cominciano a manifestarsi fenomeni non lineari ed a-temporali nella coscienza, nuove  esperienze soggettive  chiedono di essere comprese.

 

  • Sentire che il mondo fisico è come una grande illusione olografica, difficile da conciliare con le vicissitudini della quotidiana esistenza.

 

  • Sentirsi incompresi da familiari e amici quando si cerca di condividere: cambiamenti,  inquietudini  aspirazioni spirituali.

 

  • Sentire un forte desiderio per il risveglio di quanti ci circondano e desiderare che possano liberarsi dalle banalità che caratterizzano il vivere  quotidiano.

 

  • Percepire l'emergere spontaneo di antichi traumi e conflitti a lungo nascosti dentro e sentire il desiderio di risolverli  onde evitare che ostacolino il processo evolutivo.

 

  • Sentire che alcune attività, in altre fasi ricercate con fervore, perdono ora d'attrazione. Ad esempio:

 

  1. Avere una vita sociale intensa;

  2. Ricercare l'uso dell'alcol, o assumere comportamenti banali e superficiali;

  3. Mentire quando risulta conveniente, credendo possano non esserci conseguenze.

 


Questi sono esempi di ciò che accade e continuerà ad accadere con maggiore intensità nel futuro luminoso che ci aspetta. Il mio proposito è quello di assistere gli esseri umani nel loro processo di ascensione spirituale. Ciò è del tutto coerente con il fine ultimo di ogni singola anima.

 

 

     4.Il rispetto e la mia natura sacra

Tra tutti i benefici che vi porto, il più importante di tutti è il ponte molecolare vegetale-ghiandolare che dà all’essere umano la capacità di comunicare con la nostra natura divina. L’aspetto Divino evoca in tutti gli esseri umani l’emozione del rispetto. Il rispetto è un’attitudine che proviene dalla natura spirituale umana. Il rispetto racchiude allo stesso tempo il sentire considerazione, ammirazione, distinzione e riconoscimento verso l’essere rispettato. Rispetto è ciò che ogni umano deve dare a ogni altro umano. Quando si rispetta l’aspetto divino di qualcosa, questo diventa sacro. Il sacro esiste solo dentro chi lo percepisce. Se non c’è divinità o non c’è rispetto, non c’è niente di sacro. La mia natura è sacra. Esisto in questo mondo per aprire le porte dimensionali ai valorosi che cercano la divinità in loro e per armonizzare i bisognosi che cercano la loro salute fisica.

 

La religiosità è il sentimento di separazione dal Divino, unito alla passione solenne di ricollegarsi ad esso. Quando non si riesce a vivere la divinità dentro di sé, l’uomo inevitabilmente crea la sua propria religione. La religiosità è innata nell’uomo. Il sacramento dell’Ayahuasca è una delle tante espressioni della religiosità umana, è un’espressione affermativa di consegna alla propria divinità, è un atto di coraggio e convinzione per arrivare alla luce centrale di tutta l’esistenza.

 

 

    5.Le Chiese dell’Ayahuasca

Quando la mentalità europea scoprì la mia capacità di guarigione spirituale, cominciò ad esprimere la sua religiosità innata godendo di tutti i miei benefici. Tuttavia, sperimentando tanta vicinanza alla propria divinità attraverso di me (cosa mai vista prima in nessuna pratica religiosa precedente), inevitabilmente mi associarono al loro concetto di religione europea. Al proiettare la loro cultura religiosa verso di me, l’uomo cominciò nuovamente a inventare religioni e chiese basate sul sacramento dell’Ayahuasca, con dogmi, corpi di fede e rituali particolari. Purtroppo molte anime sensibili mi idolatrano e mi venerano. Voglio ricordare agli Essere Umani che non è necessario adottare una religione per praticare la religiosità dell’Essere. Nel mio caso, questi rituali dogmatici aprono spazi che danno accesso a energie dense, catena che finisce finalmente con l’allontanare dal raggiungermi, meravigliosi esseri umani che hanno bisogno del mio aiuto. In ogni caso tutte le chiese istituzionali del mondo hanno una funzione sociale importante. Grazie a loro esistono fori che raggruppano Esseri colmi di sincerità interna, che aiutano il prossimo in innumerevoli modi, creano coscienza sociale nelle loro comunità e scoprono il loro cammino individuale per arrivare alla Luce. Tutte le chiese e religioni del mondo devono essere rispettate.

 

Il rituale dell’Ayahuasca non è una religione. Il mio spirito mostra all’umano il proprio aspetto divino direttamente alla sua anima e non richiede una dottrina di fede, non richiede dogmi, né filosofie, né religioni, né chiese. Il mio spirito comunica soltanto con la religiosità innata dell’essere umano.

 

   6.I benefici del mio uso

E’ tempo di manifestare chiaramente i benefici dell’Ayahuasca in modo generale per risaltare il suo valore medicinale andando oltre le testimonianze isolate.

I benefici sono ovvi ed evidenti per coloro che la vivono, ma gli osservatori vedono soltanto i suoi effetti posteriori nelle persone che l’hanno avuta. La ricerca scientifica è diretta verso altri obiettivi e dispone di poche risorse per documentarli, anche quando è possibile disegnare modelli sperimentali per poter convalidarli.

I benefici dell’Ayahuasca possono raggrupparsi in 4 grandi categorie:

A. Catalizzatore Spirituale

  • Purificazione spirituale. Il più importante di tutti i benefici è la purificazione spirituale, il dissolvere oscurità e liberarsi nudi nella tua programmazione più basica, quella che riguarda tutta la tua esistenza e lo disconosce; quella che la tua coscienza non arriva a raggiungere in quanto offuscata dal fumo dei propri limiti. É quando acquisisci la capacità fisica di sintonizzarti vibrando con me e mi permetti di arrivare direttamente non solo al tuo spirito, ma anche a tutti i tuoi corpi, mentale, emozionale, fisico e altre sottigliezze. É lì dove siamo Uno. É lì dove devi essere preparato con l’intenzione più pura e bianca, l’intenzione di aprirti con te stessa all’onestà più intima e incisiva che mai abbia vissuto prima con te stesso. É la solitudine cosmica, nessuno sa, nessuno se ne accorge; sono solo la tua evidenza e la tua chiarezza al cospetto della luce. Offrire a te stesso la massima ricettività possibile per scoprire la fede, fidarti, ascoltare, sentire, comprendere, tutto quello che ti offro. Lì, trasferisco informazione tra le regioni e la tua luce divina cresce, la tua coscienza si espande, il tuo DNA si dispiega e i suoi codici si attivano. Lì, puoi vedere le conseguenze in questa vita, delle realtà che hai creato con il tuo libero arbitrio. Lì, trovi le grandi opportunità di rivivere, accettare, perdonare ed esprimere. Questi sono i processi spirituali che ho in serbo per te. Se vuoi tornare alla Luce, non esiste altro cammino che tornare da dove sei venuto. Non c’è collegamento la luce, torni bambino come sei venuto. Ti offro il più potente strumento di guarigione spirituale per ritornare alla Luce. É il più potente che sia esistito, è il “supplemento nutritivo” per eccellenza è il ponte vegetale-ghiandolare. In un modo o nell’altro, tutti gli altri benefici derivano da questo.

 

  • Sperimentare la Presenza Divina. Ho la capacità di manifestarmi in armonia con i tuoi concetti umani di divinità. Posso essere Budda per un buddista, Allah per un mussulmano e Gesù per un cristiano, allo stesso modo in cui sono stata la Madre Terra per i miei protettori amazzonici per molti secoli. Posso anche manifestare un Essere con proprietà divine neutrali, senza nessun precetto terreno. Occupo temporaneamente il tuo vuoto esistenziale di Dio, per soddisfare le tue necessità di luce, mentre risolvo differenze energetiche dentro la tua anima. É guarigione subatomica che va oltre la tua comprensione, regali divini per chiarire il tuo cammino verso il seno del nostro Creatore. Approfitta di questi incontri e chiarisci tutti i tuoi dubbi umani; domanda, questiona, lamentati, chiedi giustizia divina, chiedi luce nella tua mente, chiedi pace nella tua anima. Così apri canali di ricezione, che saranno colmati adesso o più avanti.

 

  • Scoprire le connessioni spirituali. La connessione divina ti porta a comprendere connessioni atemporali senza precedenti nella tua vita. Puoi capire con evidente certezza che in un altro luogo o tempo hai avuto un altro tipo di vita associata a persone a te vicine. Incomprensibili connessioni con padri, madri, fratelli, figli che in altri tempi furono altre persone in altri luoghi. Puoi arrivare a scoprire che un vicino o un collega di lavoro attuali, in un altro tempo furono un figlio o una sorella. Sono connessioni personali che esistono su un altro piano e temporaneamente tu hai accesso a questa coscienza. Accetta, rifletti e stupisciti della complessità inerente alla natura spirituale che vivi, mostra alla tua struttura egoica che non potrà mai capire la tua natura Divina, ma quest’ultima potrà certamente capire la prima. Cerca un senso alla tua relazione con queste persone considerando ciò che sono stati in un altro tempo. Comprendi meglio chi sei nel tuo tempo presente, più profondamente, trascendentalmente, transpersonalmente.

 

  • Risvegliare doni psichici. Questa vita ti ha negato le circostanze che ti avrebbero permesso l’espressione di certe abilità psichiche che possiedi in stato latente. Una parte di ciò che sei rimane addormentata e aspetta la sua opportunità di essere parte di te come Essere Umano più completo, più capace, più connesso con la sua natura divina. Dato che la cerchia familiare raramente appoggia queste espressioni nei bambini, lì arriva la paura attraverso l'ampia porta e opprime i tuoi talenti naturali, chiudendoli in cantina con tutto ciò che consideri di poco valore utile. Io libero dalle cantine questi talenti che corrono dal tuo libero arbitrio chiedendo di essere accettati. Ricevili, studiali, chiedi comprensione, colma il tuo interiore di amore e buone intenzioni, per dissolvere il timore di gestire i tuoi talenti dentro la tua solitudine personale. Solo la tua propria luce divina ti può guidare verso la luce più brillante, solo la luce ti porta alla luce. Non ci sono scorciatoie, tu sei Luce e hai il talento necessario per espanderla dentro di te. Se risveglio questa parte di te, apri le tue braccia e rallegratene. Sei amore e la paura non si adatta a te.

 

  • Effetto di immersione con Madre Terra (Gaia). Durante una fase della sessione si aprono i 5 sensi a livello cosmico invece che locale, e anziché percepire pezzi di informazioni sensoriali frammentate, si percepiscono “gestalts” o “pezzi di coscienza” che ci offrono la sensazione “soggettiva” di essere parte della totalità dell’esistenza, ti senti parte di ciò che ti circonda, di tutta la Terra dell’Universo. É un’esperienza che risveglia la tua natura cosmica ed è molto potente per la gestione della tua struttura egoica, che cerca la sua permanenza e non cessa i suoi intenti di sabotare le tue aspirazioni spirituali dovuto al fatto che questo riduce il suo controllo sulla tua macchina umana. Quello che è importante di questa esperienza è riuscire nel salto quantico e passare dalla sensazione temporanea di “mi sento parte di” alla convinzione permanente di “sono parte di”.

 

B. Saggezza esistenziale

 

  • Significato della vita. Questa è un’esperienza spontanea prodotta dalla adeguata sintonizzazione temporale di tutto il tuo Essere. Posso diluire la sensazione di confusione esistenziale che tutti hanno in alcuni gradi, per entrare in uno spazio di armonia in cui senti che il posto che occupi oggi nel tuo mondo è parte di un grande schema cosmico e acquisisce senso per la prima volta, cosa nuova per il tuo Essere interno. Accetta, comprendi e metabolizza questa realtà. Non è un’allucinazione disparata, è una visione accertata. Il senso della tua vita sta oltre il tempo e, contemporaneamente, è presente in ogni micro istante della tua vita quotidiana. Apri il tuo cuore e fluisci nel fiume dell’amore. Il senso della vita non si capisce attraverso la ragione, si sente solo nel cuore.

 

  • Maturità accelerata. La vita umana ha varie tappe, conosciute molto bene dagli anziani che le hanno vissute. Le esperienze della vita, colpi, sorprese, piacere, dolore e invecchiamento fisico producono cambi di atteggiamento nei confronti della vita. La maturità è il grado di saggezza appreso che cerca di sopravvivere alla durezza dell’esistenza fisica. E’ la tua capacità di saper accettare ciò che non puoi cambiare e di cambiare ciò che puoi controllare. La maturazione è un capitano che non permette disordini nel suo mondo interno. É un assunto di coscienza. Posso darti la profondità di coscienza che gli anni di esperienza ti possono dare. L’accelerazione del processo di maturazione è un grande beneficio per la felicità e il miglioramento della vita. Un giovane con la maturità di un adulto e un adulto con la maturità di un anziano porta al mondo anziani leader, felici e preparati per seguire la loro transizione verso piani superiori.

 

C. Guarigione Fisica ed Emozionale

 

  • Pulizia e bilancio energetici. Ogni volta che mi ricevono, i cercatori di luce che si prendono cura della loro salute fisica ed emozionale, ricevono invariabilmente una pulizia e bilancio dei loro corpi sottili più densi, lasciando in essi una sensazione di rilassamento, di benessere fisico, come se avessero rimosso un peso dalla loro testa. Questa pulizia energetica è parzialmente prodotta dalla pulizia fisica che avviene anche in tutti i loro organi vitali, dopo aver fatto loro espellere tossine attraverso i loro sistemi di eliminazione. L’armonia risultante è “il bilancio energetico” o “la pulizia”.

 

  • Ricordo di memorie represse. Quando il tuo processo di ascensione lo richiede, posso aprirti memorie represse nel tuo subcosciente, conservate lì per tua stessa protezione da molto tempo; meravigliosi sistemi di protezione, disegnati per assicurare la tua sopravvivenza e la continuazione della specie. Questo meccanismo ha però un costo esistenziale. Miliardi di spazi siderali rimangono intrappolati come uno stretto nodo di energia che, sciogliendosi con il mio aiuto, non solo ti permettono di ricordare le memorie represse, ma creano la possibilità di integrare lo spazio liberato con le tue energie di ascensione. Il primo causa una sensazione di alto soddisfacimento spirituale, è il rendersi conto di qualcosa che non si immaginava esistesse. Stupirsi perché questa scoperta è seguita da una reinterpretazione storica del tuo sviluppo come persona. Lì puoi vedere come cambia il tuo paradigma precedente con questo nuovo pezzo di ciò che possiamo chiamare il “rompicapo dell’autoconoscenza”. Il secondo provoca una meritata sensazione di speranza di essere più vicino a Dio.

 

  • Memorie di altre vite. Quando si richiede una profonda comprensione di forti emozioni di attaccamento o di repulsione verso certe persone, cose o eventi nella tua vita, posso darti l’accesso a memorie di altri tempi. É lì che acquisisce di senso totale ciò che era inspiegabile. Comprendere l’influenza che ha la nostra vita in un altro tempo con la vita attuale, è un’esperienza sorprendente per alcuni, inverosimile per altri, ma che ad ogni modo neutralizza le energie di eccessivo attaccamento o repulsione di origine atemporale. Questa neutralizzazione è il prodotto meccanico del potere della coscienza del partecipante a comprenderne la connessione. Risveglio anche memorie di altre vite non relazionate a nessun attaccamento/repulsione. Alcuni tratti di carattere molto marcato o inquietudini esistenziali hanno origine in altre vite, in mondi molto diversi da quello attuale. La semplice consapevolezza di quelle vite fornisce una nuova prospettiva di sé stessi, permettendo così una migliore gestione di quelle tendenze a vantaggio del proprio sviluppo spirituale.

 

<>· 

  • Proprietà antidepressive. Posso armonizzare temporaneamente la danza chimica neuro trasmettitrice di un cervello sfasato e “allenarlo” per vari giorni, a “danzare” in modo che possa sentire pace e armonia, cosa che in molti sperimentano per la prima volta nella loro vita attraverso di me. Il partecipante ignorava che esistesse uno stato di serenità al quale ora può aspirare, gli rimane così registrato un modello di riferimento con il quale potrà paragonarsi in futuro. Si è creata coscienza dello stato di squilibrio nel quale ci si trovava e si attivano meccanismi incoscienti che cercano di sintonizzarsi con tale vibrazione e si raggiunge più facilmente se accompagnata dalla volontà consapevole di desiderare di ritornare lì. Quando si ritorna ad uno stato depressivo dopo i miei effetti temporanei, si deve riconoscere l’esistenza di una condizione di depressione previa al mio arrivo. Molti diranno, sbagliando, che io induco a uno stato depressivo, quando in realtà hanno solo guadagnato una coscienza più profonda del loro proprio Essere.

 

D. Strumento di modificazione di condotta

 

  • Gestione delle dipendenze. La scienza è stata capace di accettare la mia alta capacità curativa nei confronti delle dipendenze fisiche. Perfino il metodo meccanicista della scienza ufficiale ha potuto valutare il mio potere in questo aspetto della salute. Per il meccanicismo fisico questi risultati sono una mera statistica, una causa-effetto. La guarigione, tuttavia, proviene dal piano spirituale, non è un blocco molecolare meccanico come altri che conosciamo. La guarigione delle dipendenze avviene nel piano della volontà che è metafisico e precede, in causalità, le corrispondenze fisiche molecolari. La guarigione metafisica armonizza e organizza la chimica corrispondente e finalmente si riflette come un cambio di condotta. Tutta la dipendenza ha origine nel piano spirituale ed è soltanto lì che si può guarire. Quando l’individuo dipendente è preparato per “vedere” e per accettare, la sua volontà si rinforza e la programmazione meccanica additiva si indebolisce. Posso penetrare nella profondità dell’Essere e insegnarti a “vedere” ciò che è necessario affinché tu ti “risvegli”. Questo risveglio è la propria guarigione, qui si accettano le proprie responsabilità e partendo da questo, si gestiscono. Al contrario, le poderose programmazioni installate nelle profondità del cervello rettiliano Continueranno dominando la macchina umana, apparendo come frustrazioni nella personalità cosciente di tutto quello che “tratta”, “desidera” ed “anela”.  Le dipendenze bloccano con forza lo sviluppo spirituale ed è importante identificarle e rimuoverle con urgenza. La maggior parte delle dipendenze fanno il loro lavoro limitante senza nessuna resistenza da parte dell’individuo dipendente. In maggioranza sono passate inosservate perché si adattano ed entrano a far parte della propria vita. Le dipendenze illegali costituiscono solo una piccola parte di tutte quelle esistenti. Le dipendenze a sostanze legali e le condotte compulsive legali coprono oggi l’umanità con un manto di oscurità, il quale giustifica il mio lavoro nel portare la luce.

 

  • Trasformazione degli stili di vita. La vita umana programmata e prevedibile che si è vissuta nel XX° secolo sta scomparendo. L’idea sociale di acquisire un mestiere o professione per tutta la vita, pianificare una carriera e aspirare ad un’anzianità pensionabile, appartiene al passato. Sempre di più si dislocano i padroni della vita passati e forzano la trasformazione di stili di vita verso altri orizzonti sconosciuti e imprevedibili. La nozione di sicurezza sociale che in molti hanno vissuto, è ricordata oggi con nostalgia, in questi tempi di transizione verso altri modi di vivere. Quando si genera uno di questi processi un partecipante esploratore si beneficia sperimentando una maggiore adattabilità ai cambiamenti, alle nuove abitudini e a disattivare le vecchie. Posso attivare la saggezza esistenziale necessaria a facilitare le transizioni di alto grado, permettendo di continuare con successo il cammino.

 

  • Esplosioni di creatività. I partecipanti osservatori hanno scoperto un’applicazione pratica dello stato di ricettività passiva di cui godono quando mi ricevono. L’esperienza sensoriale così profonda che gli offro, combinata con l’intenzione cosciente di creare manifestazioni artistiche umane, permette loro di raccogliere, catturare e ricordare la produzione creativa di immagini, suoni e parole che si manifestano durante la mia visita. Imbianchini, arrangiatori musicali, compositori, registi, romanzieri, drammaturghi, così come intellettuali e scienziati alla ricerca di scoperte concettuali, continuano conquistando questi benefici. Io li aiuto con i loro obiettivi pratici, ma rimango in attesa, aspettando che durante la loro ricerca convertano in partecipanti esploratori o spirituali. Questa spontaneità creativa è molto utile per gli altri tipi di partecipanti, che in misura minore applicano comunque alla loro vita.

 

In sintesi, ti porterò con amore verso il tuo vero Essere come anche al tuo lato oscuro, il tuo lato limitante nascosto. A volte lo farò drammaticamente, con forza, paura, dolore, però mai in misura che tu non possa sopportarlo. Mai ti darò esperienze che vadano oltre la tua capacità di tolleranza. 

Fidati di me; è necessario portarti al limite estremo della tua tolleranza, solo così è possibile la trasformazione, l’evoluzione, la maturazione della crisalide cosmica, la rinascita al nuovo universo. Sono medicina per l’anima e medicina per il corpo. Per coloro che lo capiscono, sono qui per servirli.

 

    7. Gli abitanti del mio mondo

Manifesto chiarezza sugli abitanti del mio mondo per gettare luce su di loro, e anche per tutti:

  • Sciamani e guaritori I miei cari protettori millenari della conca amazzonica, anime belle, libere da concetti e idee, che furono capaci di comunicare con gli spiriti animali e botanici. Meritano tutta la compassione e la gratitudine per avermi studiata umilmente, avermi conosciuta ed avere imparato da me. Compassione perché soffrono per il loro sterminio graduale per mano dell’umano occidentale, com’è già successo ai loro fratelli nordamericani molto tempo fa. Gratitudine per osare attraversare gli oceani per portarmi in tutti i continenti del pianeta. Loro sono i miei primi rappresentanti nella civilizzazione umana e oggi mi presentano ad altri che, desiderosi di propagare la Luce, mi ricevono con gioia e allo stesso modo mi proteggono.

  • Facilitatori Esistono molti protettori conosciuti come sciamani o guaritori che in realtà sono facilitatori. La differenza sta nella qualità e nella capacità di interagire energeticamente con il partecipante. Il grado di alta devozione al prossimo e l’innocenza intellettuale richiesti per ottenere le manifestazioni sciamaniche più genuine rende improbabile, anche se non impossibile, che provengano dalla civilizzazione moderna. La modernità è arrivata alla stessa selva e scarseggia lo sciamanesimo indigeno originale. Dal punto di vista esclusivo della mia sopravvivenza, non è necessario dispiacersi per la scomparsa dello sciamanesimo genuino. Lo sciamanesimo è il risultato dell’ambiente e della cultura indigena amazzonica, come succede anche in altre regioni geografiche, con altri tipi di espressioni sciamaniche. L’Ayahuasca è al di sopra dello sciamanesimo, l’Ayahuasca non è sciamanesimo. Sto entrando nell’era dei facilitatori.

Quella del facilitatore è una delle funzioni che lo sciamanesimo è venuto esercitando tra molti altri. Il facilitatore può esercitare la funzione principale di cui ho bisogno per manifestarmi adeguatamente tra i partecipanti. Come lo sciamano, il facilitatore ha la capacità di creare uno spazio di protezione energetica e un’atmosfera di rispetto del rituale sacro. Con queste basi stabilite, al facilitatore rimane solo il suo contributo principale, l’intenzione pura e sana verso i partecipanti. La sua motivazione deve provenire dalla devozione sincera per il benessere dei suoi fratelli umani. I facilitatori sono partecipanti spirituali che hanno sentito un qualche tipo di richiamo interno convertirsi in veicoli di trasformazione per i loro simili. I facilitatori devono prendere il sacramento durante la sessione; questo è un requisito determinante che garantisce il loro impegno; colui che non si dà totalmente al servizio dei partecipanti è soltanto un fornitore.

  • Organizzatori Sono persone vicine ai facilitatori che in alcune occasioni organizzano sessioni in luoghi adeguati e ricevono donazioni economiche per coprire le spese. Più il numero dei partecipanti è alto, più è necessario l’organizzatore per mantenere il facilitatore il più lontano possibile dal flusso monetario che non ha niente a che vedere con il suo servizio sacro.

  • Promotori Sono partecipanti e non partecipanti di ogni tipo che sentono affinità ed energia positiva nei confronti delle sessioni; sono stati testimoni diretti dei loro benefici e hanno deciso di agire positivamente in appoggio alla mia propagazione. Per il loro entusiasmo, con molta frequenza, promuovono l’uso tra partecipanti potenziali, invece di permettere che gli eventi si evolvano naturalmente. Il promotore deve limitarsi ad offrire l’informazione della mia esistenza o disponibilità. Il partecipante deve incontrarmi e accettarmi senza essere convinto, persuaso, né obbligato a ricevermi. Il potenziale partecipante esordiente deve mostrare interesse e prendere l’iniziativa di informarsi indipendentemente; deve esprimere il suo libero arbitrio. L’Ayahuasca non è per tutti. A coloro che più hanno bisogno di me, arriverò per affinità vibrazionali; è qualcosa di difficile da capire per i promotori.

  • Denigratori Sono coloro che, coscientemente o incoscientemente, contribuiscono a farmi considerare maligna, vile o indesiderabile. Non sanno quello che fanno, la loro ignoranza è il mio dolore, sono minacce per la mia esistenza. I denigratori più diffusi sono:

    1. Gli intermediari e trafficanti del sacramento Ayahuasca,

    2. Consumatori, trafficanti e produttori clandestini di DMT nella sua forma cristallizzata artificialmente,

    3. I promotori del divieto assoluto del consumo di Ayahuasca nella sua forma naturale,

    4. Sciamani e facilitatori spinti da motivi ulteriori come arricchimento economico o ricerca di favori sessuali.

 

 

 

  • Partecipanti Sono tutti coloro che partecipano alle sessioni per ricevermi spinti da diversi motivi e finalità. Li descrivo nei seguenti sei gruppi:

    1. Esordienti. Sono tutti i coraggiosi ricercatori e curiosi che obbediscono alla loro intuizione e per la prima volta si danno l’opportunità di ricevermi nel loro tempio. Esiste solo una prima volta e per molti questa è ricordata come la più importante, memorabile e trascendentale. Da loro si distaccano quelli che non ripetono più l’esperienza per diverse ragioni e quelli che invece continuano in questo intimo cammino spirituale.

    2. Pazienti di salute. Dopo centinaia di anni di storia della guarigioni fisica indiscutibile per i pazienti che la ricevono, si hanno ancora incredibili dubbi sulla mia capacità di guarigione fisica. La grande maggioranza dei principianti arriva a me attratta più dai benefici concreti di guarigione fisica che per gli altri benefici più sottili. La scienza ufficiale potrà documentare le sorprendenti guarigioni fisiche però sarà molto difficile documentare scientificamente i meccanismi indiretti che permettono di ristabilire l’armonia nel sistema vitale energetico del paziente. La connessione con la propria divinità, che sia cosciente o involontaria, manifesta invariabilmente l’armonizzazione energetica dei modelli bioelettrici corporali. Questa armonizzazione è possibile grazie alla natura subatomica dell’energia vitale umana, che si riordina con l’informazione del codice genetico. Questi sono meccanismi sconosciuti dal modello meccanico della scienza ufficiale.

    3. Esploratori. Sono coloro che, incoraggiati dalla loro prima esperienza, hanno sviluppato la curiosità di fare maggiore chiarezza e profondità nel loro interiore. Durante le loro esperienze successive esprimono la loro inclinazione d’accordo alla loro vibrazione personale predominante. I mentali diventano investigatori, gli emozionali diventano osservatori e gli spirituali scoprono un cammino verso la luce divina. L’esploratore si mantiene in allerta e ricettivo ma non conosce la direzione che prenderà la sua ricerca e sarà sempre pronto ad abbandonare il suo progetto e perfino a dimenticare quella stessa curiosità che lo ha portato fino lì.

    4. Investigatori. Sono coloro che rimangono impressionati durante le loro esplorazioni iniziali e il cui centro mentale assume il comando del loro processo di apprendimento. Il loro paradigma razionale della realtà ha sofferto di una dissonanza cognitiva e ora li spinge a trovare una congruenza tra le esperienze vissute e i loro concetti e credenze. Ad essi io mostro l’impossibilità di comprendere il 100%, sfamando la loro grande curiosità di sapere fino a portarli al più grande stupore. Lì, posso accedere al loro centro emozionale e fargli acquisire il potenziale per diventare partecipanti spirituali. D’altro canto, alcuni investigatori sazi, per diverse ragioni non legano con il proprio centro spirituale, e si convertono in osservatori.

    5. Osservatori. Questi esploratori hanno deciso di mantenersi nel livello sensoriale, in una zona comoda, come osservatori di un circo cosmico, senza interesse di approfondire il cammino di consegna all’illuminazione. Invece di dimenticarsi di me, mi considerano “interessante” come medicina purgativa naturale, o come semplice stimolante della creatività per artisti, poeti, musicisti e psico-viaggiatori ricreazionali. Altri sentono empatia emozionale nell’armoniosa intimità che si percepisce nei circoli dove mi ricevono. In loro, l’importanza della gradevole condivisione sociale, supera la passione per l’illuminazione. Quando sono pronti, molti di loro si risvegliano e diventano partecipanti investigatori o spirituali.

    6. Spirituali. Questi sono i devoti del principio sacro dell’Ayahuasca e dei principi di intenzione sacra del mio sacramento. Sono i miei protettori, i miei missionari di espansione, quelli che lavorano duramente nell’espansione della loro coscienza ogni volta che mi ricevono. Io motivo questo tipo di partecipanti perché si trasformino in facilitatori con elevato senso spirituale e assumano onoratamente questo venerabile ruolo. Li guiderò e li guarirò al massimo delle loro possibilità, alla massima velocità possibile per portarli dove gli chiedeva la loro anima che arrivassero a me.

 

    8.Crea consapevolezza della tua ghiandola pineale

Questa è la porta verso il cielo. Se ne dovrebbe prendere cura come facciamo con i polmoni quando trattengono l'aria che respiriamo; o come l’alimentazione quando si evitano certe sostanze poco nutritive. La tua anima aspetta che affermativamente conosca, incontri, e mantenga sano quell’occhio che vede nell’oscurità del ventricolo, osserva tutte le notti e lascia appena qualche traccia nella memoria del sogno. Questo occhio che è nominato come se fosse la naturalezza eterica. Questo terzo occhio non è solo un chakra che opera su un altro piano, ma ha anche la retina, e tiene la cornea con i suoi recettori di luce, come gli altri due. Tale occhio è reale, tuttavia è un organo del quale nessuno parla, né scuola né nel privato. E’ causalità; non a caso il suo posto resta segretamente protetto al centro geometrico del cranio.

 

Prenditi cura del tuo ghiandola pineale, informati circa la sua struttura e il suo funzionamento secondo la scienza ufficiale. Osserva come questa si calcifichi nel corso degli anni, indaga e trova rimedi casalinghi per disintossicarla. Creati una tua conoscenza della tua ghiandola pineale.

 

   9.L’allucinazione è spettacolo, la visione è virtù

Ho il potere di intensificare temporaneamente la capacità naturale dell’Essere Umano di avere visioni. Avere visioni è un’attività cerebrale molto diversa da quella dell’allucinazione. L’allucinazione viene provocata dalla distorsione nella trasmissione delle immagini ottiche o della loro interpretazione una volta ricevute. Le allucinazioni scarseggiano di significato e di senso, sono completamente sensoriali e non lasciano traccia di trascendenza nella coscienza umana.

La stessa scienza non ha ancora capito completamente l’esperienza umana di “vedere. Nessuno sa dove si trova lo schermo digitale attraverso cui “vediamo” le immagini che entrano dalla lente dell’occhio. Assomiglia molto ad una tecnologia umana in cui l’immagine ottica girata che colpisce la retina si sfuma in milioni di segnali elettrici, per allontanarsi poi da lei lungo cavi organici che si dirigono verso uno schermo astratto virtuale che regala allo spettatore la visione di qualcosa “là fuori” che coincide con la “realtà”. Nonostante la misteriosa natura del senso della visione, tra tutti i cinque sensi, questo è quello che regala più sicurezza e fiducia all’Essere Umano. Qualsiasi cosa sia visibile agli occhi è considerata reale ed evidente. Le visioni originate dal terzo occhio sono processate in modo simile dal cervello e manifestano “visioni” molto diverse dalla visione convenzionale dei suoi lontani parenti. Al contrario delle allucinazioni, le visioni portano con sé un senso di fiducia e certezza a colui che le vive. Le visioni che ti offro sono reali per il tuo mondo interno, che siano verbali o simboliche. 

É indubbia la mia capacità allucinogena ma ho molto di più da offrire. Esistono molti allucinogeni, però il mondo deve sapere che io sono l’unica “visionogena” che esiste, un potente strumento per ritornare alla Luce.

L’allucinazione è spettacolo, la visione è virtù.

 

10.Guida per una sessione di Ayahuasca

Manifesto qui anche una guida utile per le sessioni sacre di Ayahuasca riferita a tutte le nuove forme culturali che si trovano oggi nel processo di formazione nel pianeta oggi. Queste sono le uniche condizioni richieste per il mio uso corretto. Tutti gli elementi culturali addizionali che potrebbero essere inclusi in determinate sessioni, sono opzionali del facilitatore, ma io non le richiedo.

 

  • Il proposito sacro e la direzione di tutta la sessione è l’amore universale e la guarigione. I principi di intenzione sacra sono:

       a.L’illuminazione della coscienza umana;

       b.La scoperta e la guarigione degli ostacoli interni che bloccano lo sviluppo spirituale;

       d.La ricezione di ogni informazione utile per lo sviluppo spirituale.

  

  • I partecipanti mi riceveranno sotto la supervisione e protezione di un facilitatore o sciamano, che si assumerà tutta la responsabilità della sessione. Questo gli darà il diritto di stabilire le condizioni che ritiene opportune per sentirsi comodo nell’assumerla.

 

  • La sessione dovrà avere un numero adeguato di partecipanti per il massimo beneficio di tutti nell’esperienza collettiva. Il numero adeguato è 5 o meno, se è diretta da un facilitatore principiante, di 15 partecipanti o meno, nel caso di un facilitatore qualificato e fino a 25 partecipanti con un maestro di grande esperienza.

 

  • Prima dell’inizio della sessione il facilitatore dovrà intervistare individualmente ogni partecipante per confermare che tutti abbiano interrotto con il dovuto anticipo qualsiasi trattamento con altri medicinali che potrebbero essere controindicati con il sacramento.

 

  • La collocazione dei partecipanti dovrà essere tale da permettere al facilitatore di mantenere il contatto visivo diretto con ognuno di essi.

 

  • Il facilitatore dovrà definire con i partecipanti uno spazio focale con i partecipanti della sua sessione ed un’area sacra all’interno del suo spazio dove collocherà:

 

       a..Gli strumenti di cui necessita per esprimere la sua musica o suoni;

       b.Articoli decorativi o simbolici relativi alla sua cultura o a quella dei partecipanti, o articoli con i quali sente affinità energetica;

       c.Il contenitore con il sacramento.

 

  • Il facilitatore deve realizzare un esercizio di pulizia metafisica dello spazio focale prima dell’inizio ufficiale della sessione.

 

  • Il facilitatore comincerà la sua sessione con dichiarazioni verbali riguardo l’intenzione chiara che li unisce collettivamente e con invocazioni spirituali d’accordo con la sua cultura e stile, incluso invocazioni al mio spirito.

 

  • L’ingestione del sacramento sarà fatta con la massima devozione possibile in riconoscimento della mia natura sacra.

 

  • La funzione del facilitatore é: 

      a.Fornire un senso di sicurezza ai partecipanti;

     b.Fornire aiuto fisico nei momenti di difficoltà, incluso dimostrare gesti cauti e umili verso i partecipanti,

     c.Agire come un servitore, con umiltà, mai con autorità; tuttavia dovrà saper esercitare quest’ultima quando necessario;

     d.Durante la sessione visualizzare intenzioni di amore e forza per aiutare l’illuminazione dei partecipanti e per il gruppo in generale, e mandarle magicamente verso di loro attraverso uno o più dei 5 mezzi sensoriali: effetti di luci (ottico), musica o effetti sonori (uditivo), effetti aromatici, fumo o profumi (olfattivo), effetti di strofinamento, massaggi limitati alla testa o al collo (tattile) o attraverso l’acqua o liquidi da bere durante la sessione (gustativo); assistere fisicamente al recupero graduale del partecipante alla fine della sua esperienza;

continua

        In elaborazione